Giovanni Reale: evoluzione di un messaggio
Riccardo Patimo

La pittura di Giovanni Reale non è statica, al contrario, ogni nuovo quadro costituisce un ulteriore passo avanti rispetto al precedente. Talvolta, il passo è piccolo, corto, quasi impercettibile; altre volte gigantesco, un vero e proprio salto di stile.
E’ una pittura ricca di cambiamento nella quale possono individuarsi numerosi periodi, ciascuno caratterizzato da una propria nota peculiare. C’è stato un inizio, come in tutte le cose, con quadri che si proiettavano verso l’osservatore in una fioritura di colori e di pennellate. Fiori, apparentemente. Tentacoli esplorativi, forse.


E nello stesso tempo, quasi a voler smentire qualunque pretesa di classificazione della sua arte, l’artista esplorava nuovi orizzonti. Non solo fiori, ma anche colori stesi a formare insiemi caleidoscopici che, talvolta, si sviluppavano da un centro mentre, altre volte, si stendevano sulla tela a seguire disegni diversi.
I suoi quadri parlano, comunicano, ci cercano si protendono verso di noi. Vogliono dirci qualcosa, portarci un messaggio. Il linguaggio dei quadri di Gianni Reale non è semplice: anch’esso è in continuo mutamento alla ricerca del modo migliore di comunicare con noi. Forse, proprio questa è la spiegazione del suo continuo cambiamento. I quadri, o dovrei dire " il quadro ", come se tutte le opere dell’artista non fossero altro che un unico mosaico fatto di tante tessere, cercano un rapporto con noi che li guardiamo e vogliono raccontarci di loro.
E’ difficile capirli, sono tutti diversi, ma è come se ognuno di essi contenesse un messaggio destinato ad un particolare spettatore e, pertanto, espresso in una lingua diversa sì da creare un dialogo intimo e riservato tra i due. Ecco che appaiono stagni da cui spuntano piante multicolori, a volte dal basso, come è naturale, altre volte dell’alto, come in un mondo capovolto.
Fate attenzione, i quadri di Gianni Reale hanno tutti un orientamento ben preciso che l’artista ben conosce e andrebbero osservati solo in tal modo. I quadri di Giovanni Reale ci scelgono, ci corteggiano, ci seducono, ci...portano nel loro mondo: Per ognuno di noi c’è un messaggio segreto che aspetta soltanto di essere rivelato. Alcuni quadri, quelli più stilizzati, con cerchi, linee dritte e angoli perfetti, sembrano in contrasto con questa voglia di libertà
che, invece, subito si coglie negli altri. Ma questa è solo la superficie.
Osservando gli infiniti punti e linee, tracciati a mano libera, che collegano i segni più geometrici, ci si accorge del vero messaggio del quadro: la pazienza, la costanza, la perseveranza, la voglia di arrivare in fondo e, nello stesso tempo, la necessità di abbandonarsi alla voce del quadro.
E poi, come a volerei ricordare quel rapporto peculiare che lo lega con la luce (nonostante dipinga di notte), ecco apparire i colori che in alcuni casi, si limitano a riempire gli spazi di una scacchiera: donandole quella vivacità che il bianco e nero avrebbe altrimenti soffocato; altre volte, invece, assumono forme più “naturali”: fiori, foglie, piccoli animali, semplici segni.
E il nero, anzi i colori scuri usati per gli sfondi. Anche questi, che per loro natura assorbono più luce di quanta ne riflettano, nei quadri di Gianni Reale grazie al gioco cromatico, diventano funzionali al colore. Gli sfondi scuri amplificano la proiezione del quadro verso l’esterno facendo brillare di luce propria i bianchi, i gialli, gli arancioni che l’artista vi stende sopra. E il quadro muta.
Anche lo spazio tra i disegni geometrici reagisce alla voglia espressiva del quadro e costringe l’artista a riempirlo con qualcosa, un colore almeno; ma presto anche questo non basta. Ecco che gli spazi si animano in un crescendo di punti, linee, graffi, tutti rigorosamente colorati e tutti di colori diversi talvolta ben distinti l’uno dall’altro, altre volte sovrapposti, intrecciati o tuffati in un colore sottostante. Appaiono delle figure: occhi, uova, semi, pillole. I quadri ci guardano, ci osservano, cercano di piantare un seme dentro di noi, di creare un effetto, di suscitare un’emozione.
E subito siamo traghettati in un periodo completamente diverso in cui i quadri vengono realizzati con una differente tecnica pittorica. Un’ulteriore evoluzione della capacità espressiva dell’artista ma anche, soprattutto, del messaggio dei suoi quadri. " salto verso la nuova dimensione è segnalato dall’apparire, in queste nuove opere, di un seqno che ricorda una cicatrice. Questo segno nuovo riempie i quadri portandosi dietro i colori di sempre, ma proponendoceli in modo diverso.
Le "cicatrici", grandi e piccole, si sovrappongono in un modo caotico lasciando, però, alcuni spazi sul piano del quadro attraverso i quali filtrano macchie di colore. Sembra di trovarsi in una foresta animata, come quelle descritte nelle favole. Entriamo nel quadro, attraversiamo la foresta, la sentiamo vivere, pulsare attorno a noi, la luce è nascosta, filtrata, ma si capisce che è intensa. lnfatti, ogni tanto, buca la foresta e ci investe in una cascata di colore.
Osservate il quadro una seconda volta. E’ cambiato. Adesso siete immersi nell’acqua e nuotate in una foresta di alghe marine che vi accarezzano i fianchi. Percepite l’annullamento del senso di gravità e il silenzio dell’ambiente acquatico che il quadro vi trasmette. Di colpo, siete di nuovo nella realtà e il quadro, per un attimo, torna piatto, bidimensionale, muto. Decidete di guardarne un altro, sempre dello stesso periodo, e constatate come il messaggio continui ad evolversi e a raffinarsi. Le "cicatrici" diventano fili sottili, parte di un vello animale o di un prato multicolore, si raggruppano per colore, seguono linee imprevedibili. Sapete che c’è una logica, un messaggio, vorreste scoprirlo, ma il quadro vi trattiene. Ha ancora molte cose da mostrarvi prima di rivelarvelo.
Poi, quasi a voler abbandonare una strada ormai troppo conosciuta, nei quadri appaiono i paesaggi. Stagni tranquilli, tramonti (o albe) intravisti attraverso una volta di verzura. Un senso di pace pervade questi quadri, almeno fintanto che li osservate da lontano. Se vi avvicinate, infatti, verrete di nuovo catturati da questi segni, le "cicatrici", che abbandonano il loro aspetto originario per trasformarsi in fili d’erba o addirittura diventare espressione di un mondo inanimato, minerale, attraverso strutture cristalliformi, che, poi, prendono strade autonome conducendo ad altri quadri.
Non mancano le note difformi in questa sinfonia da un mondo sconosciuto. Ogni tanto, un quadro isolato dagli altri, mostra angosce, paure, ansie. Si vede lo sforzo di sollevarsi, emergere da un suolo, cercare di bucare una superficie elastica che si lacera parzialmente ma non cede del tutto. Sono questi i momenti in cui il messaggio soffre di più non riuscendo ad esprimersi come vorrebbe anche se questi sono i quadri che ci trasmettono maggiori emozioni.

 

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